martedì 18 giugno 2013

7000 mq di mais transgenico in Friuli

Siamo davvero sicuri che l'Italia sia al riparo dagli OGM, così come stabilito dalla legge? Sabato 15 giugno, quindi pochi giorni fa, sono stati seminati nel paese di Vivaro in Friuli, 6000 metri quadrati di mais transgenico, come riportato da Greenme.

Un reato annunciato, così come è stato giustamente definito da Slow Food. È sconcertante come né le autorità regionali né le istituzioni nazionali siano intervenute. La semina di OGM in Italia è esplicitamente vietata da leggi nazionali ed europee, eppure nessuno è si è mosso per impedirla.

Già nel 2012 la Corte di Cassazione ha ribadito che chi semina OGM in Italia compie un reato, ma ciò non ha impedito a Giorgio Fidenato, leader degli Agricoltori Federati, di infestare la terra con mais geneticamente modificato.

La cosa agghiacciante è che la semina si è tranquillamente svolta in pubblico, di fronte a più di 200 persone, tra sostenitori e contrari. Fidenato ha basato il suo gesto sulla sentenza emessa da parte della Corte di Giustizia Europea, secondo la quale l'Italia non può introdurre un divieto generalizzato delle colture in assenza di specifici pronunciamenti da parte delle singole Regioni.

E tuttavia un provvedimento interministeriale ha già consolidato il divieto di coltivazione di OGM in Italia. Eppure, visto quanto avvenuto in Friuli, a quanto pare di questo divieto ce ne si può beatamente fregare. Dopo l'episodio di sabato, Fidenato ha proseguito nella semina di OGM nella giornata di domenica 16 giugno, iniziando la coltivazione su altri 1000 metri quadrati in località di Mereto di Tromba, sempre in Friuli. I terreni sono di proprietà di Fidenato, che ha dichiarato che le semine sono parte della sua attività di imprenditore agricolo. Ed è proprio evidente che le autorità non hanno compreso la gravità del suo gesto, ovvero l'hanno compresa e non gliene importa nulla.

"È incredibile che il Presidente della Regione non abbia compreso la gravità di un gesto come questo [...] e si sia predisposta la presenza delle forze dell'ordine solo per timore di proteste da parte di fronti non favorevoli agli OGM", è quanto ha dichiarato Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia. "Inoltre, troviamo molto grave, alla luce di quanto è accaduto, che il Governo, benché sollecitato da un voto unanime del Senato, non abbia ancora esercitato la clausola di salvaguardia. C'è un settore della nostra economia che non va male come tutto il resto, ed è l'agroalimentare, con le ricadute positive anche sul turismo. Questo episodio frutto dell'iniziativa di pochi mette a rischio tutto questo patrimonio. Cosa ci vuole perché i politici si decidano a fare il loro dovere?"

I generosi sforzi messi in campo dagli agricoltori biologici in Italia rischiano di esser resi vani da tutti coloro che, per complicità o inerzia, consentono che la semina di OGM possa avvenire liberamente. Gli organismi vegetali geneticamente modificati conducono ineluttabilmente verso monocoltura, la standardizzazione delle coltivazioni e l'isterilimento dei suoli, mettendo in gravissimo pericolo la biodiversità.

Anche Carlo Petrini è intervenuto in proposito, ricordando che il mais OGM può mettere a rischio le varietà del cereale tipiche del Nord Est

"Un patrimonio storico come quello delle varietà di mais del nordest subisce oggi un gravissimo attacco con il placet di coloro che dovrebbero tutelarlo per ruolo istituzionale. Si annuncia un reato, si commette sulla pubblica piazza, gli autori lo commentano in conferenza stampa e questo sembra non turbare né le coscienze dei cittadini né il senso del dovere dei politici"

Di fronte a questo vero e proprio scandalo che vede di fatto coinvolte le autorità pubbliche e le istituzioni, anche il Presidente dell'AIAB Alessandro Triantafyllidis ha espresso le proprie preoccupazioni:

"Ora i simbolici semi germinano, ma qualcuno interverrà prima che le infiorescenze liberino quel polline, fallimento di tanti impegni politici disattesi? Saranno questi, infatti, che manderanno in fumo le potenzialità di un'agricoltura (quella biologica, ma anche quella dei tanti prodotti tipici) che avrebbe potuto essere il punto da cui ripartire per l'ambiente, l'occupazione e l'economia friulana e nazionale"

"Quello che ci auguriamo, dunque è che il piccolo appezzamento di Vivaro non diventi simbolo dell'arroganza cui le istituzioni non sanno opporsi. Dovranno essere loro, insieme alla classe politica a procedere, ora, spediti per l'istituzione della clausola di salvaguardia sugli OGM e a mandare un segnale inequivocabile e conseguente alle tante dichiarazioni d'intenti."

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