lunedì 20 agosto 2012

La ritirata.

C'è una vecchia abitudine tutta italiana, che rivela direi in modo plastico l'angosciante provincialismo in cui il nostro Paese annaspa ormai da trenta anni: l'utilizzo di parole inglesi per conferire una scialba patina di contemporaneità e di new deal alle solite consolidate prassi di macelleria sociale ed istituzionale.

I professoroni la chiamano Spending Rewiew, ma in realtà sono i buoni, cari, vecchi tagli con la mannaia allo stato sociale, alla ricerca, all'università, ai servizi ed ai corpi delle istituzioni, a partire da quelli più prossimi ai cittadini.

Sotto la scure del governo cadono i Comuni, la sanità e la scuola pubblica (intatti i finanziamenti a quelle private), gli Enti di Ricerca. Per questi ultimi, in particolare, c'è un intento così palesemente punitivo da far rabbrividire. L'Istituto Nazionale di Fisica contribuisce in maniera determinante alla scoperta del Bosone di Higgs? Perfetto! Per punizione gli tagliamo i fondi a morte. L'INRAN, l'istituto di ricerca sull'alimentazione, rappresenta l'eccellenza mondiale nel campo della connessione tra salute e nutrizione? Ottimo! Chiudiamolo. E via dicendo.

Forse per la prima volta in Italia siamo di fronte a qualcosa di più della politica dei tagli a danno dei soggetti più puliti (e quindi più deboli) del Paese. Questa Spending Rewiew è una vera e propria ritirata, suonata in tutta fretta nella canicola estiva con la complicità dei media nazionali che sembrano più interessati ai nomi degli anticicloni africani (Caligola, Nerone, Satana, l'Anticristo) che alla vita delle donne e degli uomini di questa nostra miserabile Italia.

Inutile dire che un'Italia senza risorse per i Comuni, senza scuola e sanità, senza ricerca, senza università è un'Italia che precipita nel baratro dell'indigenza economica e culturale. Inutile dire che senza innovazione, servizi e reddito dalla crisi non si uscirà mai: tutte cose già note ai più.

Più interessante è vedere il primo, diretto effetto della ritirata dello Stato: gli incendi che stanno devastando come mai prima d'oggi le nostre terre.

Ma che c'entra, si dirà, la pur schifosa Spending Rewiew con gli incendi (tutti dolosi, tutti mafiosi) che martoriano l'Italia in questi giorni?

È la ritirata, baby. Quando lo Stato arretra sul fronte del presidio e del controllo del territorio, ecco che altri soggetti (primi fra tutti i palazzinari, che rappresentano la faccia "pulita" e imprenditoriale della camorra) avanzano. E lo fanno con i mezzi che gli sono più consoni: quelli del degrado, del caos, della distruzione. Per poi presentarsi nella veste di "imprenditori" a comprare per un boccon di pane i territori che hanno massacrato per realizzarvi le loro salvifiche opere di sviluppo e lavoro.

Di fronte a questo scempio cosa possiamo, cosa dobbiamo fare?

Essendomi rotto i coglioni già da un po' di tempo di evocare il tema della complessità (che mi sa tanto dei nemici così lontani di cui cantava Fabrizio De André e che liquiderei in una battuta: aprite i libri e studiate), vorrei avere la presunzione di indicare tre azioni concrete che cittadini ed istituzioni debbono mettere in atto.

  1. Denunciare i piromani: in specie nei piccoli Comuni non è impossibile conoscere i nomi dei piromani, spesso squallida manovalanza al servizio di poteri camorristici. Questi nomi vanno fatti alla magistratura, subito e senza remore. Sono solo dei criminali senza dignità, non meritano umana compassione quali che siano le loro condizioni materiali. Sono merde che scelgono di farsi serve di un potere mafioso ed aberrante. Vanno denunciati.
  2. I Comuni devono iscrivere immediatamente le aree incendiate nel catasto obbligatorio degli incendi: sulle aree inserite nel catasto degli incendi scattano speciali norme di salvaguardia ed il vincolo decennale di inedificabilità. Un comune che non ottempera a questo dovere è, di fatto, complice dei piromani e dei loro mandanti.
  3. Per favore, smettiamola di votare Sindaci, Presidenti di Regione e Deputati che fanno mostra di lassismo o disinteresse nei confronti dell'ambiente e della sicurezza ambientale: è tutta gentaglia, non di rado al soldo di quegli stessi poteri mafiosi che speculano sul degrado ambientale.

Amici, amiche, compagne, compagni, cittadini, cittadine: che cosa stiamo aspettando? Che il prossimo incendio raggiunga casa nostra e ci faccia bruciare vivi?

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