giovedì 26 aprile 2012

L'Azienda Ecologica di Valle Perdua (estratto).

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Conosco ed ho collaborato alla realizzazione del progetto dell’Azienda Ecologica di Valle Perdua sin dall’inizio.
Alla conclusione di oltre due anni di discussioni lunghe, appassionate e profonde, vedere concretizzarsi il progetto nel luogo in cui lo si era pensato è stata una delle esperienze più intense della mia vita, qualcosa che porterò sempre con me.

All’inizio tutto appariva solo come una sfida teoretica: la possibilità di realizzare un progetto di altra economia ecosostenibile sul territorio, a basso impatto che producesse in tante prassi tutte le nostre convinzioni sulla riduzione dei cicli economici e la decrescita, sull’acquisto solidale senza intermediazioni ed a filiera corta, sulla riconnessione delle mappe geografiche e culturali del nostro territorio, così intensamente antropizzato.

Man mano che si procedeva nell’approfondimento dei vari aspetti del progetto, tuttavia, ci andavamo rendendo conto della straripante concretezza dell’idea, di come realizzarla fosse un’estensione naturale dell’averla pensata, un esempio all’opera di comunità ecologista territoriale che pensa e lavora.

Il lavoro prezioso e tenace di Alberto e Giancarlo Trombetta - e di tutte e tutti coloro che si sono lasciati coinvolgere in questa sfida - ha fatto sì che una idea così forte, ma al tempo stesso gentile, potesse prendere vita.

«Più lento, più profondo, più dolce.»

Le le parole di Alex Langer ci hanno guidato.

Attribuisco un forte valore formativo all’intero processo che ha dato alla luce l’Azienda Ecologica. La necessità di confrontarsi con diversi aspetti del quotidiano e del generale, l’aver dovuto approfondire le questioni microeconomiche del territorio ed i loro esiti sull’ambiente, il lavoro sempre intento alla ricucitura del tessuto complessivo del contesto sui andavamo ad operare - ambiente, storia, memoria: tutto ciò ha assunto la dimensione di un viaggio nel presente e nel passato della nostra terra, i Castelli Romani, cui nessun altro ordine di motivazione avrebbe mai saputo dare altrettanta attenzione, nitore e profondità.

L’Azienda Ecologica porta a compimento molte, e diverse, ambizioni: quella ecologista di aver dato chiara ed incontestabile affermazione della forza e della capacità rivoluzionaria delle altre economie di piccola scala ed ecologiste; il giusto orgoglio identitario per aver riattivato una facies arcaica del territorio, come quella degli antichi Orti Comunali di Barbarossa; la certezza di aver posto un argine piccolo ma saldo al dilagare delle economie e delle culture di massa, segnate sino all’ossessione dall’accumulo e dal profitto, incapaci di prodursi nelle relazioni sociali reali dei territori ed in armonia con le loro specificità ambientali.

Ancora oggi, non appena entro a Valle Perdua avverto un chiaro sfasamento semantico, un’apertura di prospettiva che realizza l’alternativa non solo nel pensiero e nel mito culturale, ma nel quotidiano; dall’ideale al materiale: un luogo dove parole come tradizione, rispetto, ecoresponsabilità e cooperazione sono cariche di una laica sacralità.

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