mercoledì 2 novembre 2011

La lezione del Piano Casa.

di Guglielmo Abbondati*

Al netto della bufera politica istituzionale nella quale si è infilata la Giunta Polverini, dopo l’impugnativa del governo (amico) Berlusconi della legge sul Piano casa, il fatto dovrebbe insegnare qualcosa. Innanzitutto sulle forze cosiddette moderate, quelle che non smettono di produrre una perenne seduzione politica verso una parte consistente dell’area “riformista” del centrosinistra.

La legge osservata nel merito dal governo, sulla quale l’UDC ha puntato tutte le carte di questi primi 18 mesi di governo del Lazio, era la più avanzata espressione di quella selvaggia deregulation urbanistica che ha consentito di devastare e sfregiare negli anni buona parte del territorio e del paesaggio di questo paese. La legge di modifica del Piano Casa della precedente giunta Marrazzo, prevedeva infatti la possibilità di costruire nelle aree sottoposte alla tutela della legge sui parchi, in deroga dalle norme paesaggistiche, nelle aree agricole e rimetteva in vita attraverso il meccanismo del silenzio assenso migliaia di pratiche di condono “dormienti”.

Una esagerazione che neanche il governo Berlusconi, che ha fatto del “padroni a casa propria” il cuore ispiratore del proprio programma politico, ha potuto consentire.

Per fortuna che sono moderati!

Una lezione la dovrebbe imparare anche l’opposizione. Quando si stravolgono regole, norme e procedure con tanta arroganza, ricorrendo perfino durante i lavori dell’assemblea legislativa ad una tecnica emendativa ai limiti del regolamento, pur di approvare una legge così pericolosa, la strada dell’opposizione va percorsa tutta, fino in fondo, senza cedere alle velleità di minimizzare i danni. Il ricorso dettagliato e puntuale avanzato al governo da tutti i gruppi consiliari di opposizione per chiedere l’impugnativa davanti alla corte costituzionale non è stato un inutile braccio di ferro, ma l’espressione più avanzata di responsabilità che si doveva mettere in campo per salvaguardare il sistema delle tutele paesaggistiche ed ambientali sovraordinate che quella legge demoliva sistematicamente.

Infine la vicenda dice qualcosa anche ai movimenti. Quelli che all’epoca dell’approvazione del Piano casa della Giunta Marrazzo hanno occupato il Consiglio Regionale, dileggiato e irriso la maggioranza di centrosinistra rea di aver subito e applicato l’intesa tra Governo e Regioni sul Piano casa, legiferando in materia. Poco importa che secondo il principio di sussidiarietà in vigenza del governo regionale avrebbe legiferato direttamente il governo nazionale. Se la maggioranza di centrodestra ora ha deciso di smontare pezzo per pezzo quella legge così vituperata, per sradicare paletti e puntelli al sistema delle norme urbanistiche evidentemente, quel Piano casa aveva tenuto. Una legge che per la prima volta aveva previsto un fondo decennale per rispondere concretamente all’emergenza abitativa. Posso sbagliare, ma la reazione diffusa questa volta è parsa improntata alla rassegnazione. D'altronde si sa dalla destra al governo cosa ci si può aspettare.

*Coordinatore Regionale Sel Lazio

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