martedì 6 settembre 2011

NCE: il tassello di un puzzle saltato.

Prima che la valanga referendaria travolgesse la delirante grandeur nuclearista del Governo Berlusconi, il varo del cosiddetto Nuovissimo Conto Energia, con decreto Ministeriale del 05/05/2011, avrebbe dovuto rappresentare un tassello cruciale nelle politiche di smantellamento del sistema delle energie rinnovabili nel nostro Paese.

In particolare il tratto di continuità che lega il NCE con l’opzione nuclearista, così aggressivamente messa in campo dalla destra italiana, risiede negli effetti economici che il Decreto produce sul mercato energetico.

Va detto che la sensibile diminuzione degli incentivi alle energie rinnovabili (pure presente nel NCE) non è causa di grande nocumento per gli utenti finali, sostanzialmente utenze domestiche e piccole/medie imprese. È certamente vero che si allungano i tempi di ammortamento dell’impianto installato, e tuttavia l’investimento sulle FER come ad esempio il fotovoltaico ancora oggi resta il più sicuro e remunerativo che sia possibile fare, dal momento che la fonte energetica - il sole - non è soggetta ad alcuna fluttuazione di mercato o dinamica storico/sociale. Ancora per diversi milioni di anni, il sole sorgerà ogni giorno e tramonterà ogni notte garantendo un rendimento sicuro dell’impianto. E lo stesso vale per il vento e, ma solo se consumate in modo autenticamente sostenibile, anche per le biomasse.

È sull’impresa e la filiera legate alle tecnologie delle energie rinnovabili, invece, che il NCE vibra un colpo durissimo. Si pensi che la sola anteprima dei contenuti del Decreto, annunciata con consumata strategia mediatica dal Governo già dalla fine del 2010, è stata sufficiente a causare una prima contrazione del volume d’affari del comparto delle rinnovabili. Contrazione che si è poi tradotta in una effettiva perdita di quote di mercato con il varo del Decreto nel maggio 2011. Infatti, a seguito della pubblicazione del NCE, molte aziende del settore, tecnologicamente all’avanguardia e competitive al livello internazionale nella fascia di qualità medio/alta, si sono trovate improvvisamente sotto pressione dal sistema bancario che, in ragione delle minori previsioni di profitto dovute alla riduzione degli incentivi pubblici, ha ridiscusso con le aziende fidi, scoperti, prestiti e mutui.

Date le dimensioni e le caratteristiche strutturali delle aziende legate alle rinnovabili, vale a dire piccole e medie imprese fortemente legate al territorio ed all’economia di scala con un alto grado di professionalità e stipendi dignitosi, queste pressioni del sistema bancario stanno rapidamente mandando in crisi una fetta non piccola del settore, in particolar modo quello vocato all’eccellenza, e quindi alla ricerca, e quindi alla competitività internazionale dei nostri prodotti italiani.

Certamente non è casuale questo recoil del NCE sul settore d’impresa delle energie rinnovabili. Era strategica intenzione del Governo spianare la strada all’arrivo del nucleare nel nostro Paese e, in quel contesto, l’attenzione crescente del sistema bancario nei confronti delle rinnovabili rappresentava un fastidioso elemento di concorrenza: qualcosa cui il grande capitalismo all’italiana non è uso, abituato com’è da decenni a realizzare profitti privati con aiuti pubblici, e debiti pubblici a seguito di scellerate scelte private. Era ferma intenzione di Berlusconi e dei suoi sodali quella di stendere il tappeto rosso al grande caravanserraglio del nucleare, con tutti i riflettori dell’economia e del sistema bancario puntati addosso. Senza posto per altri attori del mercato, neanche in veste di semplici, poveri comprimari.

Per altro, un ulteriore, particolarmente odioso, tratto che è possibile riscontrare nel NCE è quello relativo alle modifiche all’iter autorizzativo degli impianti di combustione delle biomasse: una tecnologia verde molto efficiente e solida che tuttavia, in ragione del suo framework tecnico presenta alcuni tratti di contiguità con i famigerati inceneritori. Il Decreto cerca di ridurre quanto più possibile questa distanza tra i due termini, introducendo amplissime agevolazioni autorizzative per gli impianti di combustione di biomasse, anche se di grandi dimensioni, purché attendano ad un sistema di teleriscaldamento. Peccato che, in assenza dei decreti attuativi, delle circolari e degli standard tecnici, il capitolo “teleriscaldamento” resti fumoso e che, nei fatti, il Decreto produca una eccessiva deregulation nell’autorizzazione di questi impianti di combustione.

Per contro, nel NCE non v’è alcuna traccia della tanto promessa semplificazione burocratica per l’autorizzazione alla realizzazione di impianti per le rinnovabili, in particolar modo per le utenze domestiche. Qualche tabella è stata tagliata e semplificata, è vero, ma l’impressione generale nell’articolato tecnico del Decreto è quello di una generale sciatteria.

Tuttavia, mentre il decreto veniva scritto e varato, e mentre l’opposizione parlamentare sembrava dannatamente più interessata a parlare dei festini di Berlusconi e dei suoi amici, un altro attore stava lavorando alacremente per infliggere quello che certamente resterà nella (brutta) storia recente del nostro Paese come il più sonoro smacco subito dall’inossidabile Cavaliere. Un attore corale, un soggetto autenticamente collettivo fatto di cittadine e cittadini, associazioni nazionali e territoriali, alcune sigle sindacali ed anche qualche organizzazione politica - tra cui ha certamente spiccato l’impegno di Sinistra Ecologia e Libertà. Insomma, donne e uomini di tutta Italia, lavorando con tenacia, continuità e ferreo convincimento, hanno prodotto un grande momento di democratica sollevazione popolare che ha definitivamente tombato l’ipotesi nucleare in Italia, ristabilito il principio dell’acqua quale bene pubblico ed ha perfino bastonato Berlusconi sulle sue leggi ad personam: un tema di cui la destra ha sempre preteso non importasse nulla agli italiani.

Alla luce di quanto sinora considerato, risulta chiaro come ancora più forte si ponga l’urgenza di produrre una nuova legislazione in materia di incentivazione dello sviluppo delle rinnovabili nel nostro paese; una legislazione che ripristini adeguati valori di incentivo e produca un elemento di politica energetica del Paese stabilendo una chiara priorità fra le diverse FER: sole e vento al primo posto ed in coda le biomasse, con un percorso di progressivo superamento della prassi della combustione di materie, anche se rinnovabili. Perché stiamo parlando di energie pulite che salveranno il pianeta. Perché stiamo parlando di un pezzo di lavoro e di impresa di qualità in Italia che ha tutte le carte in regola per diventare - ed anche in breve tempo - un traino dell’economia italiana. E perché stiamo parlando di quella che potrebbe essere la prima, vera liberalizzazione in Italia: non la “libertà” di scegliere se pagare la bolletta elettrica ad Acea, oppure ad Edison, o ad Enel o a Sorgenia. Ma la libertà di auto-produrre l’energia di cui abbiamo bisogno, risparmiando soldi, smettendola di alimentare un mercato fatto da una manciata di multinazionali affamate di profitti a qualsiasi costo, e rispettando la Terra che così generosamente ci ospita.

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