mercoledì 16 dicembre 2009

Una questione di resistenza.

Tra sbalzi e scossoni il processo costituente di Sinistra, Ecologia e Libertà sta giungendo alla stretta finale, vale a dire all'Assemblea Nazionale di sabato e domenica prossimi.

Tante e diverse le aspettative sull'esito del processo, così come tante e diverse le questioni in campo: l'organizzazione, le regole, l'agibilità democratica individuale e collettiva, i rapporti (anche se troppo spesso intesi come rapporti di forza) e le dinamiche.

E... si, certo, i contenuti, almeno per qualcuna e qualcuno di noi.

Quindi è oltre, o meglio: dentro le varie declinazioni di queste dinamiche che credo sia legittimo chiedersi quale sia il vero oggetto del contendere sulla nascita di SEL.

Io credo che ciò che stiamo dibattendo sia la visione del partito che sarà, il senso che dovrà assumere l'istanza di rinnovamento della Sinistra che SEL ha sinora enunciato, solo enunciato, in mille modi... diciamo in mille salse.

E allora? Quale rinnovamento? Rinnovamento delle prassi, quindi l'ambizione ad elaborare la critica radicale alle dinamiche di potere proprie di ogni organizzazione politica o solo la ben più piccola ambizione ad agire quelle dinamiche di potere, magari al posto di chi le agisce oggi, senza mai metterle in discussione?

E che fare dell'eredità della Sinistra storica istituzionale, che è il lascito profondo che molte e molti di noi naturalmente porteranno in SEL? Centralismo democratico o reti territoriali? Organizzazione verticistica o prassi federale? Roma quale interlocutore, anche conflittuale se necessario, o quale meta ultima di una carriera tutta giocata all'ombra del potere?

E a proposito di potere? Stiamo tutte e tutti parlando della stessa cosa?

La prassi ferrea, scientifica direi, dell'ecologismo, di un'idea della politica che si articola sul nesso lettura del reale-soluzione-prassi, che non prescinde mai dalla considerazione di tutti i viventi e dei legami profondi che li uniscono, ci ha abituati a considerare il potere non come un sostantivo maschile singolare: IL POTERE, ma come un verbo: il poter fare, il poter partecipare, il poter scegliere, il poter condividere, il poter lottare senza tregua contro padroni e padroncini. Sempre col sorriso sulle labbra, il sorriso a volte sprezzante, a volte incosciente di chi sa di non aver nulla da perdere se non le proprie catene, come disse qualcuno.

È così: io ne sono convinto: noi stiamo già dibattendo della visione del partito che sarà, a volte senza neanche esserne del tutto consapevoli. Tessere e delegati, maggioranze e minoranze, chi comanda e chi è comandato, chi è egemone e chi è subalterno: sono solo accidenti di questo fondamentale oggetto del contendere.

E allora è alla produzione di una visione del partito che noi ecologiste ed ecologisti dei Castelli Romani ci vogliamo dedicare. A portare in SEL anche la nostra eredità di, così diversa dalla quella seriosa, da Madonnina infilzata, della sinistra storica.

Noi immaginiamo un partito che costruisca un rapporto autentico coi movimenti civici autonomi e di base, senza l'ossessione dell'egemonia (quanto vecchia, muffita e fallimentare!) e della conta.

Immaginiamo un partito a rete, composto di corpi diversi che non si negano mai reciprocamente, neanche al conflitto. Un partito dove non solo ci si tessera ma si aderisce nel senso più profondo del termine: come soggetti individuali, associativi, collettivi, territoriali.

Immaginiamo un partito dove il principio "una testa, un voto" sia sempre riconosciuto e garantito, ma che in nessun caso possa essere l'alibi l'alibi di chi non ha idee ma solo i numeri (e magari neanche quelli) ed una arida volontà di operare una torsione dell'idea di democrazia verso quella di plebiscito. O, come mi disse più prosaicamente una volta un compagno: "Una testa un voto va benone. Una testa di cazzo un voto qualche problema mi sa che lo pone!"

Immaginiamo un partito che proprio perchè sceglie di giocare la partita della sua credibilità sul fronte dei contenuti, della scienza e del futuro per ciò stesso sia vaccinato contro tendenza al clientelismo ed al rapporto di connivenza coi poteri forti per costruire il consenso elettorale.

Un partito che sia, insomma, portatore di una vera e propria ecologia della politica che contribuisce a pulire il campo stesso della politica e ad offrire alla gente ed al voto un partito credibile per chi, oltre che di sinistra, ecologista e libertario abbia anche il brutto vizio di essere onesto, legalitario e di credere fermamente nell'idea di diritti eguali ed insindacabilmente esigibili.

Ci riusciremo a costruire questa SEL?

Io dico di si.

Voi che ne pensate?

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