mercoledì 22 aprile 2009

Inceneritore... AIA!!

La farsa della cosiddetta “approvazione” dell’inceneritore di Albano con il rilascio dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) in sede di Conferenza dei Servizi di lunedì 20 aprile 2009, dice molto della qualità della democrazia nei nostri territori.

Ciò a cui si sta assistendo da oltre due anni ai Castelli Romani, relativamente alla vicenda dell’inceneritore di AMA/ ACEA/Cerroni, va ben oltre la già gravissima sospensione dello stato di diritto.

C’è di più.

C’è la rinuncia, di fatto, da parte degli organi di governo preposti a svolgere la loro funzione di garanzia, tutela e promozione dei diritti pubblici, collettivi. La rinuncia a svolgere il ruolo per il quale, a suo tempo, si sono chiesti, ed ottenuti, i voti per governare.

In effetti, la questione è tutt’altro che capziosa: c’è una differenza non da poco tra il malgoverno ed il non governo. L’esercizio del malgoverno presuppone che i poteri democratici, definiti dal meccanismo di rappresentanza elettorale, vengano si sviati da qualche politico in malafede, ma senza che ciò, in realtà, pregiudichi né la cogenza di quei poteri, né la loro prerogativa democratica.

Un simile potere, esercitato in malafede e con intento privatistico, ma nondimeno sempre nell’ambito di un esercizio pubblico, può essere ammonito, corretto e punito tanto dall’autorità giudiziaria, che può eventualmente ravvedere e sanzionare determinate specifiche penali, tanto dagli elettori, che possono (se lo desiderano realmente, se ne hanno consapevolezza, se del sistema clientelare del potere sviato non sono succubi o addirittura complici) orientare diversamente il proprio voto o, se del caso, proporre all’attenzione e al consenso degli elettori anche un progetto politico altro ed autonomo, legato alle istanze del territorio e/o di specifiche vertenze.

Ma cosa succede quando il potere pubblico, democratico non viene sviato ma, come nella agghiacciante vicenda dell’inceneritore di Albano, recisamente azzerato?

Cosa accade quando ai poteri pubblici si sostituisce per intero un potere privato, con le sue logiche padronali, con il suo imperativo di massimizzazione del profitto, con la sua visione che, evidentemente, non contempla nessuna forma di partecipazione democratica, ma pratica solo l’empowerment delle decisioni del capo?

Cosa succede, insomma, quando noi votiamo un governo e ci ritroviamo, invece, un padrone?

Succede Albano. Succede che se gli uffici tecnici della Pubblica Amministrazione rilasciano un parere negativo circa gli impatti ambientali dell’inceneritore a Roncigliano, quel parere venga sospeso, poi risospeso ed infine stravolto d’autorità.

Succede che, durante gli infiniti corsi e ricorsi delle gestioni commissariali, causate ad hoc da altrettanto strumentali “situazioni emergenziali”, il privato entri prepotentemente negli indirizzi di governo e ad esso si sostituisca con la redazione, ad esempio, di un cosiddetto Piano Commissariale dei Rifiuti: quindici paginette mal scritte e mal compilate dalle quali non si evince nessuno studio igienico/sanitario, nessuna pianificazione territoriale, nessuna compatibilità col territorio e le comunità umane e, soprattutto, nessun autentico indirizzo circa la gestione corretta, economica ed ecologica, dei rifiuti.

Solo una lista di inceneritori da costruire e/o potenziare, perché intorno a questo business girano miliardi di euro.

E succede anche che in sede di Conferenza dei Servizi, nel luogo politico ed amministrativo dove si va al confronto col territorio e con le istanze di compatibilità locali, si ignorino gli allarmanti pareri sanitari della ASL competente, si riducano al silenzio le amministrazioni locali (anche’esse sotto scacco da parte di quel vuoto di potere pubblico che se non c’è non le può neanche garantire), si assista alla triste totentanz di istituzioni svuotate di prerogative pubbliche che si accucciano fedeli al padrone privato.

Ma questa è solo metà della storia.

Perché mentre i poteri pubblici e democratici vengono espulsi dalle istituzioni, questi tornano naturalmente ai loro legittimi (da dettato Costituzionale) detentori: le cittadine ed i cittadini. È il bello della democrazia: finché essa sussiste nessuna voce può essere mai veramente tacitata.

Ed allora i cittadini si autoorganizzano, riprendono in mano, con fatica e sacrificio, certo, il filo dei saperi tecnologici, amministrativi e legali. Si mobilitano, scendono in piazza, portando un’istanza di profonda verità e giustizia in giro per il territorio, seminano consapevolezza, democrazia e partecipazione.

È chiaro: la sproporzione dei mezzi e delle risorse è grande, enorme direi. Ma è proprio su questo punto che vale la pena di chiudere la riflessione.

Se lor signori hanno i soldi, il potere, la capacità di inquinare e stravolgere. Se lor signori detengono le leve del potere materiale, non ultimo quello di ricatto nei confronti delle amministrazioni locali che si trovano incastrate nella necessità di disporre di servizi da poter erogare alle cittadinanze. Se lor signori possono sfoggiare un’arroganza invidiabile: l’arroganza dei forti, non c’è dubbio.

Se tutto questo è vero, e lo è, come mai la gente partecipa sempre più numerosa alle iniziative pubbliche ed alla mobilitazione per scongiurare la realizzazione di questo ecomostro? Come mai le assemblee ed i cortei sono sempre più partecipati? Come mai sempre più persone si fanno sentire dai governanti locali per chiedere chiarimenti e nette prese di posizione?

Come mai insomma se pure sono riusciti ad invalidare i poteri pubblici e a mortificarli, noi siamo più determinati, più decisi ed incazzati che mai?

Forse perché, in fondo, l’unica battaglia che rischiamo realmente di perdere è sempre e solo quella che rinunciamo a combattere…

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